Capitolo14: Pain addicted

Se ti amo devo farti del male, se mi ami devi farne tu a me. ***



*bisogno di emozioni forti, amore masochistico*


"Tremavo, il sapore del nulla in bocca mi faceva battere il cuore, quell'attesa che faceva risuonare le lancette dell'orologio più rumorosamente, e il silenzio assordante intorno a me."
La notte fa rumore di vento freddo, fa vedere una finestra affacciata sull'oscurita inconscia e mostra una scala per la luce che non sa brillare del, troppo tardo, mattino. Spinta da sospiri lenti e sussurri malinconici con una nota di una nostalgia strappata dal passato, riflette un immagine sfuocata di un The alla cannella in una notte d'inverno.
"Febbre estiva, vento caldo, voglia di andare al mare a correre sulla spiaggia con il sole caduto in disastro nel cielo. Lotte continue, guerre interiori come se una spada potesse dividermi a metà."
"Tante piccole emozioni che ti soffocano, che ti divorano dall'interno come parassiti e un unica domanda costante… La strada da percorere é una luna o un sole? I sentimenti o la ragione? E se adesso, tornando di qua mi vedessi morta? Se ti sentissi morta ma vedresti gli occhi trepidi di chi ti circonda? Cosa cambierebbe? Una lotta."
Nessuno spazio per altri sentimenti oltre una nostalgia silenziosa e progressiva e nel suo cuore c era la paura e la gioia e poi la tristezza e il passato che riaffiorava ricordi persi nel tempo, lei ti (si) amava, davvero. Non le importava d esser morta, apparentemente viva, o eternamente perseguitata dalla tristezza, lei voleva te -se stessa, ritrovarsi-. In ogni momento le mancavi -non si trovava-, ma non diceva nulla. Restava li pallida e indifferente come una sirena muta, intrappolando i sentimenti che sentiva sbagliati, voleva essere un altra persona.. Voleva essere libera. Ma non poteva, lei ti amava. (parte oscura di se stessa). Amava di un amore malato.



il mio cuore è stato rapito,

la mia mente è stata bendata,

i miei occhi sono stati accecati,

le mie mani sono state legate,

la mia volontà è fuggita,

la mia speranza è stata intrappolata,

la mia libertà si è sciolta…



cosa mi resta…

se non la mia anima che prova amore per l'oblio?





...ho perso la mia identità.il dolore mi ha abbracciatoe mi sono innamorata di lui..ora lo cerco in tutto...





"…mi continuo a domandare perchè, per essere amati, bisogna ferire, e per non essere feriti bisogna mentire…

…perchè se qualcosa è diverso non può seguire la tradizione, perchè non si può migliorare ma si pensa solo a cambiare -“in meglio”-?"


"Avete sempre cercato di distruggermi, quando l unica cosa che desideravo era continuare a creare. Creare un mondo perfetto, un mondo nuovo e bello, per me e per stare bene con gli altri, un mondo di luce, pieno... Dentro di me però è scattata una molla, un meccanismo che ha innalzato la mia difesa: ero stanca di creare e vedere che gli altri continuavano a distruggere tutto il bello intorno a loro...così da un giorno all'altro dove creare non bastava più, non c'era più spazio... ho imparato anche io a distruggere, mi sono drogata della distruzione... mi piaceva distruggere, gli altri, me stessa, tutto... vedere che tutto continuava a crollare vicino a me era bellissimo... "

...pensare che io sia malata e abbia bisogno della mia dose.

Mi aiuta, pensare che questa malattia io debba accettarla e non respingerla.

Mi aiuta pensare che questa sia nutrimento per la mia arte, ma alle volte non è così... alle volte questo bisogno ossessivo di farsi del male emotivamente ti distrugge.

Sai di essere nata così e vuoi constantemente guarire, da una parte invece non riesci a farne a meno... e continui a ricascarci, a ricercarla.



Almeno la droga uccide, un giorno smetterà questo dolore, se non hai soldi non puoi averla... puoi salvarti, ma nn potrai mai salvarti dalle persone, le persone continueranno a esserci, a esistere, a circondarti, a farti del male... e tu ne vorrai sempre di più... è come essere all'inferno... continuare a farsi del male senza mai avere pace, continuare la sofferenza senza morire.

Forse la verità è che sei (sono) troppo sensibile, forse la verità è che non hai mai provato la felicità se non dopo esserti fatta male e nel tuo cervello è scattata la tipica reazione "arcobaleno dopo la tempesta".

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