Capitolo26: Atipica - L'artista incompleta

"Tu sei pazza."

"Preferisco definirmi creativa."
Occhi vuoti,
sorriso di cera,
mani di carta
e cuore di ghiaccio.
Pietra nel anima
sospiri salati
baci spenti
e abbracci rubati.
Sparatemi in testa
tanto è uguale,
Parlare, 
gridare
in un mondo dove
nessuno può sentire.
Amare fino a distruggersi...
è un gioco complicato.
Mi hai strappato via un pezzo di cuore,
ed era l'unico che mi era rimasto.
Le bugie hanno assaporato il dolore
fino a risplendere
e le ombre mi hanno catturata
abbracciata in un soave
grido di libertà.
Così dipingo la mia realtà.

Mi dicono "sei diversa"
come se fosse male, 
Fantasmi tutti uguali,
preferisco la morte

all'omologazione sociale.

Aveva un pennello in mano, completamente consumato, le setole erano usurate e la punta stroppiciata. Il pavimento pieno di caos, uno straccio sempre sporco di mille colori e i capelli raccolti sprochi di vernice. Accompagnata da una melodia, a volte intonata tra se e se alle altre quasi urlata. Giunta fin qui la sua vita sembrava aver trovato un canale di lettura personale perfetto, qualcosa che potesse appagare una buona parte della sua anima. 

"Smania indescrivibile di potere, di volermi sentire speciale, unica... di distinguermi. 
Ma non solo, io mi sento speciale, mi hanno sempre fatto pesare il fatto di essere diversa e addossato tutto ciò come colpa, come se fosse una cosa negativa... ma no. Io mi distinguo. 
Sia con l'aspetto alla quale quindi tengo molta cura sia ai modi melodrammatici in ogni ambito della vita. 
Alle scelte estreme, sia nel bene che nel male, al desiderio di voler provare solo emozioni forti o al sentirsi costantemente nel vuoto e nell'apatia. 
Perché?! Guardando dentro me stessa, il primo desiderio che ho espresso, ancora prima di imparare a parlare -dove già pensavo, immaginavo, creavo, fantasticavo- era il desiderio di essere "la più": la più intelligente, la più bella, la più interessante, la più brava in questo e in quello perdendo però di vista gli unici obbiettivi e incanalando tutta l'energia in tanti piccoli frammenti, riuscendo si ad addarmi in tutto ma, non spiccando veramente in niente di tutto ciò.
Ciò che però desideravo realmente era farmi riconoscere e valere, avere un seguito di gente che apprezzasse veramente le mie doti, da quelle più superficiali come l' aspetto, a quelle più profonde.
Bisognava fare una scelta, spostare L energia solo ed esclusivamente su un interesse, un piano... Ma io non potevo accettare di essere la più brava in una materia e nelle altre essere mediocre, io dovevo avere il massimo, dare il massimo e non solo, essere sopra la media e addirittura distinguermi... in tutto. 
Smania di potere assoluto che non porta a nulla se non alla frustrazione delle continue critiche personali, e si sa che criticando se stessa è più facile essere sensibili ai giudizi degli altri. Ma questo non mi pesava più di tanto, in realtà se confermavano il mio vero giudizio precipitavo in una spirale di depressione, se erano insulti casuali mi veniva da ridere e pensavo "quanto sono stupidi gli esseri umani". 
Nel'arte, la mia naturale dote non ho mai ricevuto gratificazione nonostante ciò in maniera molto blanda ho continuato a coltivare tutte queste passioni, pittura, musica, scrittura e canto. 
Il problema è che non avendo realmente approfondito nessuna di tale materie e non sapendo realmente sceglierne una (forse perché mi piacciono troppo tutte, forse perché sono da sempre un eterna indecisa -per non dire eterna insoddisfatta-) le mie opere sono da sempre state ricche di sentimento ma povere di metodo e quindi incomplete. 
Nell'amore, sia in senso di pace collettiva sia in senso singolare o di unicità affettiva ne ho avuta qualcuna ma spesso spinta dal "volere sempre di più" ho fatto finire tutto in un disastro dalla quale però ho tratto spunti per coltivare le emozioni da dare in pasto al mio bisogno di esprimermi in arte a 360*. 
Nella vita facendo "l'eccesso", la scelta sempre diversa dagli altri... ma così ascoltavo veramente me stessa?!
Per quello da sempre mi sento incompleta, sento che mi manca qualcosa e ne sono da sempre alla ricerca, continuo a domandarmi se questa risposta verrà da me dall'esterno o dall'interno. Continuo ad arrampicarmi con attimi di crolli totali, sensazioni croniche di vuoto, periodi di assurdo desiderio d'amore e/o approvazione, ricerca di aiuto senza però trovare la grinta e la forza di fare delle reali scelte e decisioni, una sola cosa non mi basterà mai, non sarò mai felice perché vorrò sempre di più... come ogni artista costantemente lunatico e instabile. Le sicurezze ci uccidono, ma ogni uomo ha bisogno di sicurezze per vivere tranquillo e sereno, forse la serenità non è quello che un artista vuole... e da qui ho scoperto il mio senso per la decadenza con un pizzico di masochismo.
E per tutti questi aspetti, contando che la musica è ormai venduta, il teatro lo posso applicare nella vita, la scrittura e la poesia un amica di sfogo ciò che mi resta e più si avvicina a un anima come la mia, perennemente in balia degli eventi alla ricerca dell'avventura e dell'ispirazione la decisione non può altro che non essere la pittura. L'arte visiva per eccellenza, la continua ricerca della perfezione. Anche scultori e architetti impazziscono con tale ossessione, con il bisogno di "grandezza" con l'esagerazione. 
Il caos dei colori, delle emozioni, delle sensazioni che puoi trasmettere con una pennellata, delle visioni del mondo che puoi dare senza dover usare una chiave di lettura complessa come le parole. 
La fuga: il non dover dare spiegazioni, il vivere a sentire.
Per me è la libertà. 
Il mio solito senso di incomprensione ed estraneità dal mondo che ogni pittore deve  affrontare ma che rafforza le sue creazioni.
Il crudele senso critico interiore che ci spinge a volersi sempre migliorare potendo vedere visivamente i risultati nel tempo... 
È una parte così sconosciuta dal mondo, l'arte e la bellezza che ci circonda, quella che ci nutre di energia positiva, quella che ci fa rimanere estasiati ma di cui nessuno, o pochi, curano il duro lavoro. 
L'eccentricità e l' individualismo nonché la fuga dal mondo esterno che ci imprigiona in regole e schemi non adatti per tutti.
Il poter andare fuori dalle righe, in tutto. 
Il poter mettere l' anima e la propria personalità e il poter lasciare veramente qualcosa di concreto una volta morti. 
Il mio scopo nella vita è fare l artista incompleta e chissà magari un giorno unire il visivo all'uditivo e alla poesia da riuscir a creare un opera d'arte a 360^."
"...potere blabl"

"Io sono arte, con il mio corpo esprimo me stessa, per questo per me è importante mantenere il mio aspetto in linea con il mio stato d' animo, con la mia personalità, o con il mio "periodo". Esprimo me stessa attraverso ogni modo, ogni abito, ogni sfumatura del trucco, ogni accessorio, con il colore dei miei capelli, i miei piercing i miei tatuaggi, e da sempre questo è stato mal interpretato. 
Il mio senso di libertà come purezza, liberarsi dalle costruzioni sociali è stato spesso scambiato per superficialità, il mio nudismo per voler mettersi in mostra (ma io in mostra metto la mia anima attraverso il mio corpo, non il mio corpo nudo come merce sessuale/per bisogno di attenzioni.) e spesso sono stata giudicata una "facile".
Il mio individualismo come voglia di esprimere me stessa nei modi e nelle parole e combattere per i miei ideali e i miei valori nonostante la loro bizzarria, è stato visto come modo per volersi imporre, per volermi sentire diversa da ogni costo, per voler darmi arie e ancora una volta per voler ricercare attenzioni. 
I miei "periodi blu" dove ricarico le mie energie poiché vivendo in un mondo così grigio ogni tanto ho bisogno di sputare fuori la negatività e ricaricami; stare da sola, piangere, arrabbiarmi... ma liberarmi di ogni cosa. I miei periodi di depressione, spesso scambiati per falso vittimismo e ancora bisogno di attenzioni. 
Il mio essere eccentrica, a volte folle, svampita che caratterizza la mia parte felice, la mia parte energica e grintosa, ma anche combattiva a modo suo (completamente priva di rabbia) vista come pazzia, nel senso negativo del termine. (Ma si sa che la gente mediocre ha il bisogno di inquadrare tutto per paura possa cambiare le loro vite in negativo -infondato anzi spesso l'opportunità di vedere fuori dagli schemi ci illumina e positivista- o per timore che qualcosa smetta di essere sotto il loro controllo.)
Il mio essere ingenua, sovraemotiva  e molto sensibile mantenendo la mia creatività e fantasia alle stelle, il mio bisogno di sognare e alle volte di fuggire con la testa in un mondo tutto mio...travisato per stupidità o mancanza di serietà. 

Mi hanno fatto credere da sempre tutti che io fossi mediocre ma questo mio senso di voler spiccare non è come il vostro, il mio senso di potere è umanitario non assoluto. Io voglio donare, voglio aiutare, voglio condividere la conoscenza e le emozioni attraverso i mezzi che ho a disposizione io come singolo individuo, e solo io perché ognuno è diverso in ogni cosa che fa. E a differenza di un lavoro "metodico" l' arte da l' opportunità a ciascuno di noi di essere se stessi senza vincoli o regole e per questo essere disprezzati o amati, ma mai indifferenti. Ognuno di noi disegnerà un volto con la propria visione della realtà e io difendo l individualità di ogni individuo, per questo il potere assoluto è nemico da ciò che cerco io: il potere che deriva da se stessi come mezzo di comunicazione non dittatura."

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